Nistagmo: possibili cure
 

Esistono farmaci per contrastare il Nistagmo? 

Attualmente non esistono farmaci disponibili nella pratica clinica quotidiana per trattare il Nistagmo soprattutto in ambito pediatrico.

Diversi studi hanno proposto l’utilizzo di farmaci, come ad esempio benzodiazepine e gabapentin, ma ad oggi il loro impiego è riservato a pazienti adulti con Nistagmo di origine neurologica e con un quadro sintomatologico particolarmente grave (es: oscillopsia, cioè sensazione di vedere le immagini che si muovono, un sintomo fortunatamente assente nei bambini affetti da Nistagmo alla nascita).

Esiste una cura per il Nistagmo: l’operazione del punto di blocco 

Quando si parla di cura del Nistagmo in realtà è più corretto riferirsi alle possibilità di compensazione piuttosto che a una terapia vera e propria.

L’ingegneria genetica si configura tra le terapie vere e proprie, e, nel caso dell’albinismo, ad esempio, agisce sui geni responsabili della minore concentrazione di recettori a livello centrale.

Tra i vari meccanismi di compenso, si distinguono quelli di competenza ortottica (che prevedono, ad esempio, l’utilizzo dei prismi) e quelli chirurgici.

Di comprovata efficacia terapeutica in ambito chirurgico è l’intervento di spostamento dei muscoli oculari attuato nel tentativo di compensare la posizione di blocco.

Si definisce “posizione di blocco” l’inclinazione più o meno laterale dello sguardo con conseguente posizione anomala del capo che permette al soggetto con Nistagmo di diminuire l’intensità delle scosse e quindi di stabilizzare di più l’immagine. Può accadere che i bambini presentino posizioni di estrema rotazione del capo con le quali riescono a bloccare completamente il Nistagmo.

La posizione di blocco viene utilizzata a vantaggio della chirurgia, con un intervento che in qualche modo tende a “ingannare” il cervello.

Si pensi ad un bambino che mantiene gli occhi fermi quando si trova in lateroversione, cioè quando il capo è ruotato da un lato mentre gli occhi guardano dritti in avanti: nell’intervento di Kestenbaum, agendo sui quattro muscoli retti orizzontali, gli occhi vengono ruotati nella direzione della postura anomala della testa. In questo modo il bambino assumerà una posizione del capo dritta. Si può considerare anche una forma di intervento meno aggressiva, quella di Anderson, che agisce sui soli muscoli versori, cioè su quelli responsabili dello spostamento dell’occhio.

In genere questo tipo di chirurgia porta ad ottimi risultati: il bambino in posizione di blocco dovrebbe avere un guadagno visivo ed è proprio in questo senso che è possibile considerare l’intervento come una possibile compensazione del Nistagmo. 

Tra gli altri approcci chirurgici, il dottor Richard Hertle nel 2005 ha presentato un intervento definito “tenotomia dei quattro retti orizzontali con reinserzione del muscolo” durante il quale vengono “staccati” e “riattaccati” i muscoli oculari (si pensi ad un computer che non funziona e al quale quindi, per riavviarlo, viene staccato e riattaccato il cavo di alimentazione). Nonostante una parte della letteratura scientifica abbia supportato e ancora supporti favorevolmente questo tipo di operazione, in realtà oggi, a distanza di quindici anni dalla sua proposta, i risultati non sono positivi per tutti i casi sperimentati. È anche vero che su alcuni casi limitati questa chirurgia potrebbe avere un suo ruolo.

Visual Training e Nistagmo

Gli effetti della rieducazione visiva (visual training o vision therapy), priva di comprovate evidenze in termini di efficacia, è ancora dibattuta dal mondo scientifico.

Gli occhi sono un organo sensoriale e questo rende impossibile un perfezionamento della sensorialità, mentre è possibile migliorare qualcosa che già funziona “normalmente” affinando qualche capacità.

È questo il caso, ad esempio, di un sommelier, che sentendo diversi aromi, riesce a riconoscerne uno in particolare, identificando i sensori presenti. Migliora quindi il proprio olfatto lavorando su un sistema sensoriale che funziona già molto bene.

Ugualmente, un cacciatore può sviluppare una grande capacità di vedere lontano, ovviamente sempre facendo affidamento su un sistema sensoriale che già funziona normalmente.

In nessun caso, invece, una ginnastica, un particolare esercizio, può migliorare un’attività sensoriale compromessa, diversamente da esercizi di fisioterapia che, invece, possono migliorare un organo muscolare lavorando per la sua riattivazione (in questo caso, infatti, non si tratta di una funzione nervosa ma bensì di una funzione muscolare).

Inoltre, spesso le tecniche di rieducazione visiva sono offerte da personale collaterale allo specialista oftalmologo. È quindi importante affidarsi e confrontarsi in primis con il proprio oculista. Chiaramente questo non significa che, nel caso in cui una famiglia abbia trovato un supporto (“un conforto”) in questo percorso, non debba proseguire considerandolo comunque come una terapia “ancillare”.

Infine, spesso, l’utilizzo quotidiano del nostro sistema visivo è molto più completo e “perfezionista” rispetto agli esercizi proposti dal visual training (alcuni esempi sono la tecnica del palming, cioè poggiare il palmo delle mani sugli occhi per garantire il rilassamento dei muscoli, oppure esercizi di inseguimento con lo sguardo di palline colorate nell’ambiente). Si pensi all’intensa e accurata attività muscolare che fa un bambino per seguire i diversi stimoli visivi quando, semplicemente, gioca con un tablet.